Bologna, 22 febbraio 2021 – “Essere, o non essere, è questo il dilemma”, diceva Amleto nella celebre opera di Shakespeare. Oggi però un artista, o un creatore di contenuti online, si dovrebbe chiedere: “esserci o non esserci?”. Nell’era del digitale e dei social network gli utenti vengono continuamente bombardati da contenuti di tutti i tipi (immagini, video, testi, canzoni) che vengono condivisi da tantissimi profili social: come fa un artista ad emergere e a catturare l’attenzione del pubblico?
Anche se non esiste una scienza esatta, ci sono diversi approcci possibili. Prendendo ad esempio Instagram, il primo metodo consiste nel pubblicare continuamente storie o post, anche decine al giorno: in questo modo l’utente ha l’impressione di diventare “amico” dell’artista, in quanto si sente partecipe della sua quotidianità. Attraverso le storie pubblicate, è come se il fan entrasse nello studio del suo idolo, vedesse come registra le canzoni o cosa fanno gli attori sul set di un film tra un ciack e l’altro. Questo sovraccarico di contenuti, i quali sono senz’altro entusiasmanti e possono risultare molto coinvolgenti, però, rischia di inflazionare il “mercato”: avrà più valore una delle 30 storie pubblicate da una persona nell’arco di una giornata o un post pubblicato ogni due mesi? Anche se non è sempre scontato, forse la risposta esatta è la seconda opzione che fa parte di un secondo approccio utilizzabile.
Questo secondo metodo è opposto al primo: invece che condividere costantemente la propria quotidianità per fare entrare gli altri nella propria vita, alcuni artisti scelgono invece di pubblicare solo ciò che è necessario (per pubblicizzare ad esempio l’uscita di propri progetti). Come esempio posso citare Marracash, che prima dell’uscita di Persona nell’ottobre 2019 veniva da una quasi “digital detox”, e Liberato, sulla cui identità non si sa nulla. Proprio Marracash in una storia pubblicata su Instagram disse che l’assenza dai social non significa “mancanza di vita”, bensì il contrario: se infatti una persona pubblica pochi contenuti sui social avrà una fitta quotidianità offline. Una “assenza programmata” dai social network sicuramente desta un’aurea di mistero attorno alla propria figura, e ci può far incuriosire ancora di più il pubblico che si troverà a fantasticare sulla stessa. Tuttavia è sottile la linea di demarcazione tra il “non far sapere troppo” e il “cadere nel dimenticatoio”, cosa che purtroppo accade a tanti che si perdono nell’infinita quantità di creatori di contenuti online.
Dunque la domanda fondamentale rimane: esserci o non esserci? Forse, come spesso accade, la verità sta nel mezzo e su quella piccola linea che divide le due fazioni, che è difficile da raggiungere e da mantenere.

