Persona di Marracash è un concept album?

Cos’è un concept album? Hanno ancora senso di esistere nel 2019? La risposta alla seconda domanda è “sì”, mentre la risposta alla prima è “Persona di Marracash”.  Nell’era dello streaming e dell’ascolto veloce e forse poco approfondito l’album del rapper milanese, così profondo e strutturato, si appresta a diventare una pietra miliare del genere.

15 brani, 50 minuti, 9 featuring, un solo protagonista: Fabio Rizzo (nome all’anagrafe di Marracash). È questo “Persona”, ultima fatica del rapper che arriva a quattro anni dall’ultimo album solista (Status) e a tre anni dall’ultimo album in coppia con Gue Pequeno intitolato Santeria. Ogni canzone rappresenta una parte del suo corpo, creando una vera e propria radiografia sottoforma di album in cui le melodie e le strumentali rappresentano in pieno l’organo descritto. Non risparmia strofe intime che mettono a nudo le sue debolezze e i suoi sentimenti, che raramente vengono esternati e messi a disposizione del pubblico, e frecciatine (che a volte sono veri e propri giavellotti) contro il popolo dei social o determinate figure. Questo disco è stato a lungo atteso dai fan, e non ha di certo deluso le aspettative, come dimostrano i numeri che ha fatto e le ottime “recensioni” che ha ricevuto. In quanti però si aspettavano un concept album del genere?

Questo è infatti un disco unitario, omogeneo, compatto in cui tutte le canzoni trovano il loro senso di essere nelle altre e fanno parte di un progetto più ampio, è come se fossero degli organi che appartengono ad un corpo: appunto. Tutti questi caratteri sono propri dei concept album: andavano di moda soprattutto nel passato, quando erano incisi nei leggendari vinili. La storia del rock ne è piena, e “The rise and the fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” (1972) di David Bowie è un ottimo esempio: le 11 tracce narrano di come un ragazzo diventato poi rockstar, Ziggy Stardust, sia un eroe in un mondo parallelo vicino all’apocalisse. Un altro celebre concept album è “The Dark Side Of The Moon” (1973) dei Pink Floyd: questo può essere considerato un viaggio all’interno dei pensieri e delle emozioni di Waters, Gilmour e compagni. Non bisogna però andare così indietro per trovare progetti simili: Murubutu sceglie di volta in volta un tema e costruisce attorno un album diviso in tracce che però sono riconducibili al concetto centrale: l’ultimo suo lavoro si chiama “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”.

Non è dunque sorprendente che Marracash sia stato in grado di realizzare un disco del genere, ma la sua unità e compattezza va forse in controtendenza con la prassi dei singoli che durano qualche mese e degli album che sono più delle playlist. Probabilmente se avesse pubblicato 4 album in altrettanti anni non avrebbe realizzato un progetto così curato, così unitario: è dunque valsa la pena aspettare?

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