Kurt Cobain 27 anni dopo

Bologna, 5 aprile 2021 – Kurt Cobain moriva a Seattle 27 anni fa, il 5 aprile 1994, ucciso da un colpo di fucile: ufficialmente si è trattato di suicidio, anche se ancora oggi c’è chi parla di omicidio. Cobain è stato il leader dei Nirvana, che non è la “marca delle magliette” ma uno storico gruppo musicale che tra la fine degli anni 80 e l’inizio degli anni 90 ha portato il grunge (sottogenere del rock) all’attenzione del grande pubblico. Quel 5 aprile del 1994 si è unito al Club 27, un’espressione che fa riferimento ad alcuni artisti morti tutti a 27 anni, nonché a personalità “maledette” che hanno avuto vite e soprattutto morti, a dir poco tormentate.

Al momento della morte, Kurt Cobain soffriva di depressione ed era dipendente dalle droghe, soprattutto eroina, che lo aiutavano ad affrontare le responsabilità e le attenzioni non volute che derivavano dal suo lavoro. Nonostante fosse una superstar conosciuta e ammirata nell’ambiente musicale, le persone che erano vicine a lui parlano di un uomo timido e insicuro: però lui, anche a causa della sua condizione psico-fisica, non riusciva a vedere in se l’icona e il simbolo che invece rappresentava per un’intera generazione. Durante i concerti dei Nirvana il pubblico cantava, ballava e si sfogava sulle note dure e aggressive delle loro canzoni, ma soprattutto negli ultimi anni, Cobain non sentiva la stessa energia. Nella lettera che ha lasciato quando è morto scrive: “quando siamo nel backstage e le luci si spengono e sento il maniacale urlo della folla cominciare, non ha nessun effetto su di me, non è come era per Freddie Mercury che adorava la folla e ne ritraeva energia e io l’ho sempre invidiato per questo”, e ancora “Il peggior crimine che mi possa venire in mente è quello di fingere e far credere che io mi stia divertendo al 100%. A volte mi sento come se dovessi timbrare il cartellino ogni volta che salgo sul palco” (clicca qui per leggere la lettera completa).

Cobain rappresenta una figura leggendaria e fondamentale della musica, amato dai contemporanei e riconosciuto ancora oggi dai giovani che non hanno vissuto quegli anni di contrasto e di ribellione. Tuttavia non è solo il cantante di Smells Like Teen Spirit o il leader del gruppo che vende ancora oggi tante magliette. Kurt Cobain è stato molto di più, e credo che, se fosse ancora vivo avrebbe qualcosa dire, se lo volesse fare. La storia non si fa con i “se”, ma è bello ugualmente ipotizzare come si inserirebbe nel mondo del 2021. Probabilmente continuerebbe ad odiare quella che oggi è la sua canzone di maggior successo, Smells Like Teen Spirit (ne ho parlato in questo articolo) e si sentirebbe a disagio verso la superficialità dilagante che permeava la società nel 1994 e che permea quella di oggi. Non smetterebbe di suonare e di cantare le sue emozioni, i suoi pensieri, le sue paure e la sua rabbia, e continuerebbe ad essere vero e coerente con il personaggio che ha scelto di essere nella sua carriera.

Tuttavia Kurt Cobain nel 2021 non potrebbe essere Kurt Cobain, perchè la sua leggenda è legata inevitabilmente alla tragica morte avvenuta ventisette anni fa: forse non era destinato ad invecchiare o forse lui stesso ha scelto di rimanere per sempre quel ragazzo con i capelli biondi e gli occhi tristi ma vivi, brillanti. Proprio nella sua lettera d’addio riporta una frase di Neil Young che rappresenta al meglio quello che è stato Kurt Cobain: “È meglio ardere in un’unica fiamma piuttosto che spegnersi lentamente”.

Lascia un commento