I Måneskin salveranno il rock?

“A Vic, tiramola dritta sul finale”: con questa frase inizia l’ultima esibizione dei Måneskin a Sanremo, dopo che Amadeus li ha proclamati vincitori del Festival. Il chitarrista del gruppo Thomas Raggi, 20 anni, incita così la bassista Victoria De Angelis, 20 anni, e i suoi compagni (Damiano David al microfono, 22, e Ethan Torchio alla batteria, 20), nell’ultima performance del loro brano Zitti e buoni. I quattro ragazzi romani hanno colpito tutti per la loro grinta, tanto da vincere l’ultima edizione del Festival di Sanremo: riusciranno a riportare l’attenzione sul genere rock o si riveleranno una (ennesima) meteora della musica italiana?

Nonostante molte critiche ricevute nei giorni scorsi, soprattutto da parte di “rocker boomers” che rimangono fossilizzati ai tempi dei Led Zeppelin, secondo me i Måneskin sono rock e fanno musica rock: non solo perchè suonano la batteria e la chitarra elettrica (cosa ormai rara) ma perchè hanno un’attitudine e un’estetica che riconducono a quel genere. Se poi si guardano le loro esibizioni al Festival, si assiste a delle ottime performance: i quattro suonano molto bene e stanno ottimamente sul palco. Penso che quella che più li descrive sia l’ultima, la più rilassata in cui i ragazzi si lasciano andare e si sfogano: urlano la loro canzone di protesta con una buona tecnica e con la grinta nelle mani e nella voce. Sono a loro agio e si divertono, è evidente che sono pronti a questo.

La domanda che si fanno in molti è: i Måneskin salveranno il rock? Secondo me no, ma prima di chiedersi questo, è più giusto domandarsi se il rock abbia bisogno di essere salvato, e anche in questo caso la mia risposta è negativa. È chiaro a tutti che questo genere non sia il più suonato e il più ascoltato come avveniva tempo fa, ma è un fenomeno normale in quanto il rock fosse legato ad un preciso periodo storico che non tornerà più (lungi da me dire che non si può ascoltare o non si può fare questo tipo di musica poiché non siamo negli anni ’70). Il rock non è morto e non può morire fino a quando i grandi gruppi del passato verranno ascoltati, fino a quando si suoneranno e canteranno quelle melodie famosissime e fin quando un/una nuovo/a artista avrà voglia di ribellarsi a qualcuno o a qualcosa con la musica. Si può, e in certi casi si deve, conservare l’attitudine rock (e l’energia che ne deriva) che può essere impiegata da batteria, basso e chitarra o da una base boombap.

Di sicuro la vittoria del Festival da parte di questo gruppo potrà avvicinare tanti giovani alla musica rock, un genere “sporco”, crudo, pieno di energia ma che può essere allo stesso tempo poetico e armonioso, che ha appassionato ed emozionato milioni di ascoltatori. Niente missione di salvataggio, dunque, ma solo tante speranze per il futuro dei Måneskin e della musica italiana.

Foto: @maneskinofficial

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