A ciascuno la sua Wonderwall

Bologna, 25 febbraio 2021 – “Today is gonna be the day that they’re gonna throw it back to you”. Se sai suonare la chitarra o se ti è mai capitato di stare attorno ad un falò sulla spiaggia (e lì qualcuno ha sicuramente ha tirato fuori la chitarra), avrai riconosciuto la canzone che inizia con questi versi: è la celebre Wonderwall degli Oasis, band inglese che negli anni ’90 e nei primi 2000 era in cima alle classifiche di tutto il mondo. Un’altra canzone che sa suonare quasi chiunque alla chitarra è l’altrettanto celebre Smells Like Teen Spirit, dei Nirvana, considerati i massimi esponenti del grunge americano degli anni ’90. Cosa hanno in comune questi due brani? Musicalmente molto poco ma sono (purtroppo) i cavalli di battaglia dei rispettivi gruppi, e sono odiati dai loro creatori. Può sembrare strano che un artista odi il suo prodotto di maggior successo eppure è quello che spesso accade, per diversi motivi.

Noel Gallagher, fratello maggiore di Liam e cofondatore degli Oasis, in una intervista del 2015 rivelò che scrisse la canzone Wonderwall riferendosi ad un brano dell’ex Beatle George Harrison e che «dove abitavo avevo un poster di Wonderwall. – dice Gallagher – E così pensai: “You’re my wonderwall. Porca troia! Suona fantastico. Nessuno saprà cosa significhi“». Il titolo di questo celebre pezzo non ha un significato ben preciso, così come il resto della canzone, ma ha ottenuto molto successo ed è sempre stato il brano più famoso e richiesto degli Oasis: Liam Gallagher si conquistò addirittura il soprannome di “Mr. Wonderwall” nei i concerti americani e ha spesso sostenuto di essersi stancato della melodia cantata da tutti. (Fonte: Stone Music).

Wonderwall, brano degli Oasis del 1995

La stessa repulsione la provava Kurt Cobain, iconico e leggendario frontman dei Nirvana e simbolo di una intera generazione, nei confronti della canzone che è diventata un inno per quei ragazzi e quelle ragazze che vedevano in Cobain un idolo: Smells Like Teen Spirit. Il suo successo è forse dovuto a quei quattro accordi di chitarra iniziali o al ritornello che cattura subito l’ascoltatore, ma al suo autore non è mai piaciuta particolarmente, anche perchè la riteneva superficiale. Nonostante infatti sia considerato l’inno di una generazione ribelle che si opponeva alle istituzioni di ogni genere e grado, se si analizza il testo di questo brano emerge che non trasmetta un messaggio particolarmente impegnato.

Smells Like Teen Spirit, brano dei Nirvana del 1991

Quali sono dunque i motivi che spingono gli artisti ad odiare i propri prodotti, soprattutto quelli di maggior successo? Provo a formulare un’ipotesi che può essere condivisibile o meno. L’artista dedica se stesso nell’intero progetto che condivide, sia questo un album musicale, un libro, un film o una scultura. Risulta frustrante, dunque, se il suo nome viene associato ad una singola canzone, ad un personaggio da lui creato o ad una singola opera: nonostante questo gratifichi parte del lavoro dell’artista, sembrerebbe svalutare tutte le altre opere realizzate, che forse sono anche di una qualità maggiore rispetto a quelle che ottengono più successo.

Massimo Pericolo sul set del video di 7 miliardi

Per parlare di questo fenomeno si può approfondire la genesi di Wonderwall e Smells Like Teen Spirit, due brani pubblicati rispettivamente nel 1995 e nel 1991, ma si potrebbero anche fare degli esempi più attuali: quasi tutti gli artisti oggi hanno un proprio cavallo di battaglia, cioè quel brano che viene sempre richiesto a gran voce nei live (per esempio 7 miliardi di Massimo Pericolo o Brivido di Guè Pequeno e Marracash) e che potrebbe essere odiato dal suo autore, così come è successo per gli Oasis e per Kurt Cobain.

Per evitare che avvenga ciò servirebbe meno superficialità da parte dell’ascoltatore, il quale dovrebbe approfondire la discografia dell’artista in questione ed apprezzare anche le “perle nascoste” o comunque le canzoni meno considerate.

“A ciascuno la sua Wonderwall”, per “citare” Sciascia. Un fenomeno da sempre presente nell’arte che rischia però di sminuire la maggior parte delle opere di un qualsiasi artista le quali sarebbero oscurate dalla hit di turno, che per quanto bella possa essere non è sicuramente la migliore.

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