IN CUFFIA: Walk away as the door slams di Lil Peep
Bologna, 4 novembre 2020 – Per qualcuno un artista dovrebbe portare con sè nella tomba la propria arte che non ha ancora mostrato al pubblico, mentre altri ritengono giusto pubblicare tutto il materiale che era rimasto inedito al momento della sua morte. Secondo me , come sempre, la verità sta nel mezzo.
Tanti sono i casi di album postumi nella storia della musica, pubblicati cioè dopo che l’artista è deceduto, e non è una pratica degli ultimi anni: da Pearl di Janis Joplin pubblicato un anno dopo la morte della cantante, a Tim di Avicii, pubblicato nel 2019, passando per i classici Made in Heaven dei Queen, The Don Killuminati: The 7 Day Theory di Tupac e Born Again di The Notorious B.I.G.

Negli ultimissimi anni le classifiche hanno ospitato numerosi brani appartenenti ad album postumi di rappers morti giovanissimi: gli ultimi in ordine cronologico sono stati Legends Never Die di Juice Wrld (morto nel dicembre 2019) e Shoot for the Stars, Aim for the Moon di Pop Smoke (deceduto lo scorso febbraio) che hanno esordito alle prime posizioni e che hanno riscosso subito grande successo, nonostante alcune critiche. A inizio anno anche l’album Circles di Mac Miller (rapper di Pittsburgh morto nel 2018) era piaciuto molto, trainato dal singolo Good News.
E se si parla di artisti a nome dei quali sono stati pubblicati album postumi è obbligatorio citare Lil Peep e XXX Tentacion, due “rappers” che già nella loro giovane carriera hanno spaziato in molti generi. Quando era in vita, Lil Peep aveva pubblicato un solo progetto ufficiale: Come Over When You’re Sober, Pt. 1, seguito dalla Parte 2 postuma. L’amico e collega, invece al momento della sua uccisione avvenuta nel giugno 2018 era conosciuto soprattutto per gli album 17 e ? in cui aveva dimostrato di essere eccezionalmente eclettico e valido. La famiglia di Peep dopo la sua morte ha pubblicato i progetti che non erano disponibili nelle piattaforme streaming, crybaby e Hellboy; un’operazione diversa, e più invasiva, è stata fatta con XXX. Hanno raccolto il materiale inedito che aveva realizzato e lo hanno pubblicato in due album: Skins e Bad Vibes Forever.

Personalmente ho sempre ascoltato questi progetti con una certa dose di diffidenza, facendomi spesso la domanda: “è così che voleva suonare l’artista?”, anche se non metto in discussione la qualità delle canzoni o dei progetti, che nella maggior parte dei casi sono molto validi. Si sa che la musica, oltre che essere una nobile arte, è anche un business e spesso lo è in misura maggiore quando si parla di artisti deceduti: quando un cantante muore, la sua musica arriva a tantissime persone, anche a chi non lo conosceva. E le vendite aumentano.
Capisco e apprezzo dunque che le persone vicine all’artista abbiano voglia di fare ascoltare ai suoi fan le canzoni che avrebbe pubblicato se fosse rimasto in vita, e spesso questo accade nel massimo rispetto delle sue volontà. Ad esempio l’album Made In Heaven dei Queen fu pubblicato nel 1995, 4 anni dopo la scomparsa del cantante Freddie Mercury: in questo caso tutte le tracce furono registrate con il frontman ancora in vita, che ha quindi potuto partecipare attivamente alla realizzazione dell’album. Spero che questo sia successo anche per gli artisti citati prima, non vorrei infatti che pubblicare brani inediti (forse addirittura delle bozze) e raccoglierli in un album sia stato occasione di guadagno facile da parte di manager o familiari che non avevano a cuore le originali volontà dell’artista.
Rimane dunque la domanda: ha senso un album postumo? Io provo a dare questa risposta. Ha senso, ed è un’opera molto gradita, se si tratta di brani ideati e realizzati dall’artista, che non ha fatto in tempo a pubblicare a causa della sua scomparsa. Non ha senso invece stravolgergli e inserirli forzatamente in un album da pubblicare per speculare sulla morte dell’artista. E quest’ultima ipotesi sarebbe terribile, perchè si andrebbe a rovinare tutto ciò che resta di un musicista dopo la sua morte: la sua musica.

