Quando la musica protesta

Bologna, 27 ottobre 2020 – Sono giorni di fermento: le piazze sono piene e i negozi vengono svuotati, troppo spesso non dai clienti ma dai vandali. Ci sono manifestazioni da Sud a Nord, da Est a Ovest, non solo in Italia: le persone che protestano spesso si fanno forza con la musica, cantano tutti insieme per fare arrivare la propria voce più lontano, usano le parole di qualcun altro per rivendicare i propri diritti.

Imagine di John Lennon è un vero e proprio inno alla pace, utilizzato soprattutto in quelle manifestazioni che chiedono il rispetto dei diritti e la fine delle guerre: forse un desiderio utopistico, che non passa mai di moda e di cui c’è sempre bisogno. Sulla stessa linea di pensiero c’è il Re del Reggae Bob Marley: chi non conosce No Woman No Cry o Redemption Song? Chi non ha mai cantato le sue canzoni a qualche manifestazione?

Se questi brani accompagnano manifestazioni perlopiù pacifiche, altre canzoni sono più adatte a proteste infervorate ed energiche: Fuck Tha Police degli NWA è un classico in cui vengono narrati tutti gli episodi di violenza da parte della polizia verso i neri. Questo tema è sempre stato molto attuale, ma periodicamente ruba la prima pagina dei giornali: l’ultima volta è successo con le proteste scaturite dopo l’assassinio di George Floyd da parte di un poliziotto a Minneapolis (ne ho parlato in Brucia la città) in cui lo slogan principale era “Black Lives Matter”. C’è sempre tanto rap in questo tipo di proteste, infatti si può sentire anche Changes di Tupac, altro brano iconico ricco di significato.

In Italia un must sentito ovunque e conosciuto da tutti è senza dubbio Bella Ciao, canto popolare associato originariamente ai Partigiani ma che viene usato anche per altre battaglie, più o meno legittime. Negli ultimi venti anni poi, un altro brano che si è andato ad aggiungere alla colonna sonora della maggior parte delle manifestazioni è Gente che spera degli Articolo 31.

Changes di Tupac cantata durante una manifestazione in seguito all’assassinio di George Floyd

Quasi tutti hanno usato la musica per manifestare, ora è il momento di manifestare per la musica, perchè di sicuro non morirà, ma il mercato che orbita attorno all’arte in generale è in forte crisi. Io non so quale sia la soluzione a questo problema, ma penso che sia dovere di tutti collaborare per trovarla, al più presto. L’obiettivo è quello di aiutare un settore che come altri è stato duramente colpito dalla crisi dovuta al Covid ma che forse farà più fatica di altri a rialzarsi. C’è bisogno di tutti, perchè la musica c’è sempre stata nelle manifestazioni. Però quelli che vogliono devastare la città, prendersela con i poliziotti o saccheggiare i negozi possono anche stare a casa, anzi devono stare a casa.

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