Brucia la città

IN CUFFIA: Changes di Tupac ft. Talent

Mentre Trump se la prende con Twitter perché si è permesso di segnalare che ciò che aveva detto era falso, negli Stati Uniti sta succedendo di tutto. È diventato virale il video che riprende a Minneapolis, Minnesota, l’afroamericano George Floyd mentre viene lentamente e dolorosamente soffocato dal poliziotto Derek Chauvin che, dopo averlo ammanettato e immobilizzato a terra, lo ha ucciso bloccandogli le vie respiratorie con il ginocchio. Dieci minuti di crudeltà che però, essendo la verità, descrivono al meglio la situazione. Episodi simili in cui poliziotti o membri delle forze dell’ordine abusano della divisa che indossano e del potere di cui dispongono sono purtroppo poco rari; avviene sia negli Stati Uniti (vedi il caso di Eric Garner) che in Italia (tristemente noti sono i casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi tra gli altri).

Stazione di Polizia di Minneapolis incendiata. Fonte: CNN

L’indignazione e la rabbia generate da quelle immagini hanno portato a manifestazioni e proteste da parte della comunità afroamericana e ispanica (ma anche tante persone bianche) a Minneapolis prima e in altre città poi. Ci sono state sia proteste pacifiche verbali che veri e propri assalti a supermercati; il tutto è culminato con l’incendio della stazione di Polizia a cui appartengono i quattro poliziotti. I manifestanti a suon di “Black Lives Matter” (il motto chiave di tutte le proteste che da anni si svolgono contro gli abusi di potere nei confronti di afroamericani) e di “I Can’t Breath” (la frase divenuta simbolo di questa rivolta, pronunciata da Floyd ripetutamente) hanno messo in atto una vera e propria rivolta contro l’ennesimo episodio di razzismo e violenta contro un uomo che aveva l’unica colpa di essere nato nero. È questo il punto: nessuno mette in dubbio che potesse essere colpevole di qualche reato, ma è inaccettabile che un poliziotto uccida senza motivo un uomo indifeso che non aveva modo di ribellarsi o fargli del male. Ed è ugualmente grave che ci siano stati altre tre colleghi che glielo abbiano lasciato fare, il che li rende complici e colpevoli. I quattro inizialmente sono stati solamente licenziati, mentre solo ieri Chauvin è stato arrestato e indagato per omicidio colposo di terzo grado siccome l’autopsia svolta sul corpo del 46enne afroamericano ha riportato che la morte non è avvenuta per asfissia né per soffocamento. Il video però sembra eloquente, tanto che la famiglia chiederà ulteriori approfondimenti.

Fonte: CNN

Come detto, la morte di Floyd e il modo in cui è avvenuta ha generato una serie di violente rivolte a Minneapolis e in altre città americane: a New York, Chicago e Los Angeles, tutte guidate da comunità afroamericane ma a cui hanno preso parte persone di tutte le etnie. A Detroit nella notte una persona a bordo di una macchina non ancora identificata ha sparato a un manifestante 19enne, uccidendolo. Ci sono stati nei giorni scorsi anche altri atti di violenza, seppur di diversa intensità: a Minneapolis il giornalista ispanico della CNN Oscar Jimenez è stato arrestato, e dopo poco rilasciato, dalla polizia mentre stava realizzando il suo servizio sulle proteste. Mentre stava esercitando legittimamente il diritto di cronaca.

Fonte: CNN

Il caso di George Floyd è solo l’ultimo di una serie infinita di casi simili che accadono da secoli: il razzismo è una delle piaghe degli Stati Uniti e del mondo intero. George Floyd è una delle tantissime persone uccise per colpe a loro non attribuibili. È l’ennesima vittima di un sistema che ha continuato a dare a un soggetto che ha partecipato a decine di episodi simili una pistola e un distintivo, in forza dei quali si è sentito in diritto di mettere il proprio ginocchio sul collo di una persona ammanettata, disarmata e innocua. E di continuare a premere per diversi minuti fino a quando quella persona ammanettata, disarmata e innocua ha smesso di respirare. Per fortuna però (è un’amara consolazione, certo) la sua morte non è avvenuta nel silenzio generale, come spesso invece è accaduto: ha generato una serie di reazioni che, seppur non tutte legittime e accettabili hanno smosso qualcosa. Hanno posto ancora una volta l’attenzione su questo cancro della società che la divora e che miete tantissime – troppe – vittime: non è solo l’abuso di potere da parte della Polizia ma la legittimazione di cui gode. L’intento delle proteste, infatti, non è quello di martirizzare Floyd o le altre vittime, ma rendere loro giustizia e porre fine (anche se è utopistico) al razzismo e all’odio tra etnie. Un primo passo potrebbe essere infliggere una giusta pena ai responsabili, in questo caso il poliziotto Chauvin e i suoi colleghi; il secondo passo sarebbe rendere le carceri più sicure, almeno i detenuti non cadranno più dalle scale.

Fonte: CNN

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