Spesso la semplicità è la chiave per arrivare alla bellezza. Questo vale nella vita, certo, ma soprattutto nell’arte e Powfu ci è riuscito alla grande: è un cantante canadese (vero nome: Isaiah Faber) che nella sua musica fonde sostanzialmente lo-fi al rap e il risultato è molto valido.
Il suo brano più famoso è sicuramente Death bed, pubblicato sulla piattaforma Soundcloud l’anno scorso, dove è stato ascoltato più di 18 milioni di volte. La canzone, pubblicata poi su Spotify l’8 febbraio 2020, usa come ritornello un sample di Coffee della giovane cantante inglese Beabadoobee, che quando era stata pubblicata non aveva ricevuto molte attenzioni. Powfu però l’ha notata e partendo da quei versi e da quel motivo dolce ha raccontato una storia: quella di un ragazzo che, sul punto di morte, dice alla fidanzata le ultime parole (“Yeah, I don’t wanna fall asleep, I don’t wanna pass away / I been thinking of our future ’cause I’ll never see those days”). È una canzone struggente, che contiene le scuse del ragazzo per avere commesso degli errori propri della vita di ogni essere umano e il rammarico per non poter vivere altro tempo al fianco della persona che ama: “Happy you were mine, it sucks that it’s all ending”, cioè Sono contento che tu sia mia, mi dispiace che stia per finire tutto. Questa canzone suscita grande tristezza e una forte malinconia, non solo per le parole dirette e fortemente evocative, ma anche per la melodia del ritornello molto toccante.

Il ragazzo aveva dimostrato grande abilità nello storytelling già nel 2018, anno in cui ha pubblicato l’EP Some boring, love stories che contiene il brano The story of the paper boy. È il racconto di un ragazzo che come lavoretto per guadagnare due soldi ogni mattina lancia i giornali dalla sua bicicletta davanti alle case delle persone (il tipico lavoro degli adolescenti che si vede nei film americani). Come si evince dai versi “Yeah, I hate this shit, but I’ll stay with it / I put a smile on even though I’m faking it” (odio questa merda ma continuo, sorrido anche se sto fingendo) non lo fa per libera scelta, ma per esigenza economica. Mi ha colpito molto la scelta del soggetto per la scrittura di questo brano perché racconta lo spaccato della vita di quello che potrebbe essere qualsiasi ragazzo: una storia normale che, raccontata con semplicità diventa molto interessante.
È molto interessante dunque la sua capacità nel raccontare storie usando un linguaggio descrittivo che fa apparire le immagini nitide nella testa dell’ascoltatore e suscita forti emozioni. Malinconia su tutte. Quale sarà il prossimo passo di Powfu, artista che nella sua giovane carriera ha già dimostrato di essere eclettico e di sapersi muovere in più campi? Solo il tempo lo dirà.

